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mercoledì 21 marzo 2007

BIODEGRADABILE O RICICLABILE?

Con l’entrata in vigore del “Decreto Ronchi” anche l’Italia ha iniziato a riciclare i rifiuti, scelta obbligata viste le montagne di rifiuti prodotte dai paesi economicamente “sviluppati” ogni anno. Gli italiani hanno così iniziato, chi più chi meno, a dividere la spazzatura e indirizzarla nei diversi cassonetti ai bordi delle strade. Per le nuove generazioni, la simbologia dei cassonetti colorati ha un significato ben preciso mentre gli anziani faticano un pò di più per comprendere i comportamenti da tenere; ma tutti, alla fine, hanno sentito parlare di termini come: “Riciclabile”, “raccolta differenziata”, “biodegradabile” o “idrosolubile”. Ma chi di noi conosce e sa distinguere tra questi vari termini;


L’importanza della distinzione tra “riciclabile” e “biodegradabile” non è solamente semantica, in questo caso non è un’esigenza puramente accademica distinguere ma comporta una maggiore libertà di scelta e può determinare anche uno sviluppo economico importante. Questo deficit culturale può invece far perdere all’Italia una grande occasione. In questo momento credo che manchi un po’ d’informazione in questo senso.Innanzitutto “riciclare” significa sottoporre un oggetto ad un determinato trattamento che permette di riutilizzarlo sotto altra forma e per altri scopi.Potenzialmente tutto si può riciclare o riutilizzare se il metodo che lo rende possibile è economicamente interessante. Nella realtà per alcuni materiali sono stati messi a punto processi di riciclo molto competitivi, come nel caso del vetro o dell’alluminio; per altri invece il processo è più difficoltoso come nel caso della plastica. Questo materiale racchiude in sé decine di sottoprodotti diversi e non omogenei che rappresentano un grosso ostacolo sia per la fase di selezione sia per quella di rigenerazione.

“Biodegradabile” invece è un materiale che viene “riciclato” direttamente dalla natura. In realtà questa definizione è un pò semplicistica, visto che nel lungo periodo in pratica tutte le sostanze sono trasformate dalla natura. La grandissima distinzione sta proprio nel tempo di degradabilità di un materiale. Una plastica derivata dal petrolio impiega migliaia di anni a degradarsi, una buccia di una banana impiega solo alcuni mesi. Quindi minore è la durata di vita di un materiale minore è la sua incidenza nell’accumulo dei rifiuti.

Il punto centrale è proprio questo: perché l’uomo si sforza tanto ad inventare metodi complessi per riciclare gli oggetti quando basterebbe fabbricarli con materiali che la natura stessa può trasformare in tempi più o meno brevi?I materiali biodegradabili esistono e la ricerca sta trovando materiali sempre nuovi per venire incontro alle molteplici esigenze che i prodotti devono soddisfare, ma l’ignoranza che circonda questi temi rallenta molto lo sviluppo economico di questi prodotti. Soprattutto in Italia la conoscenza di questi temi è ancora scarsa o addirittura inesistente, al contrario di altri paesi nel nord Europa in cui la sensibilità dei consumatori è molto più accentuata. Anche da noi si producono materiali innovativi e prodotti finiti biodegradabili ma se il mercato non recepisce l’esigenza e l’urgenza del loro utilizzo i timidi segni di sviluppo della ricerca in questo senso sono in pericolo.



I materiali decomponibili derivati da fonti rinnovabili possono rappresentare una valida alternativa alla dipendenza dal petrolio e un contributo importante alla riduzione dei rifiuti, ma se chi compra non sa distinguere tra una busta in polietilene (potenzialmente riciclabile) e una in Mater-bi (biodegradabile) la libertà di scelta dei consumatori non esiste e le speranze di trovare nuovi sistemi di sviluppo finiscono.

Con i tempi che corrono in cui si sventola a destra e a sinistra lo sviluppo della ricerca e di nuove tecnologie per far crescere l'economia italiana, sembra uno spreco di risorse avere prodotti innovativi ma poco mercato a causa di un deficit di conoscenza dei compratori. Quando il grande pubblico dei consumatori capirà che il modo per inquinare meno esiste e lo si può scegliere “facendo la spesa”, quando cioè ci sarà una maggiore e più pressante domanda di articoli biodegradabili, si potranno sviluppare potenzialità nascoste che porteranno grandi risultati economici e ambientali. Fino ad allora compito di tutti deve essere quello di informarsi e informare, costruendo una cultura ambientale diffusa e sempre crescente.



Ancora una volta la speranza è che tutti questi byte possano arrivare a molte persone trasformandosi in altrettanti pensieri e azioni.

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